Sintesi degli interventi

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Viene qui proposta la sintesi degli interventi dei relatori durante le giornate filosofiche a Erice (Trapani). A futura memoria!

Buona lettura e alla prossima!

L’amore: risorsa e trappola

a) Platone concepisce l’amore come desiderio dell’assoluto, eros; il vangelo come dono al povero, agape; nella tradizione teologica queste due prospettive si sono fuse, generando la nozione agostiniana di caritas, miscuglio di eros e agape, che ha influenzato la spiritualità cattolica dal medioevo a oggi e che ha causato, come nel caso del Petrarca, conflitti angosciosi.

Elio Rindone


b) Ad Aristotele dobbiamo, tra l’altro, la tematizzazione di una forma di amore che non è tipico dell’indigente verso chi può completarlo (eros) né del generoso verso chi è indigente (agape), bensì paritetico, fra simili: la philia o amicizia. A sua volta, questa forma di amore si realizza in maniere variegate. A livello più debole l’amicizia si fonda sulla comunanza di interessi economici; a livello meno debole, più resistente, essa si fonda sulla comunanza del piacere di cui si fruisce reciprocamente; ancora più solida, e dunque più duratura, è l’amicizia che si fonda sulla comunanza di interessi elevati (come l’arte, la politica, la fede religiosa…e soprattutto la ricerca filosofica).
Augusto Cavadi


c) Una rappresentazione condivisa ritiene che logica e amore siano reciprocamente incompatibili. La logica viene immaginata come arida e meccanica, nel migliore dei casi come un divertente rompicapo; l’amore viene spesso rappresentato come irrazionale, ineffabile, incomprensibile.

Ma questa visione si basa a sua volta sull’idea di una totale separazione tra l’àmbito della razionalità e quello dei sentimenti. Si dimentica così il profondo significato della parola Logos (da cui anche “logica”), la cui radice log/leg ha il significato di “raccogliere, unire”. Lex infatti è ciò che unisce, e l’amore è la somma legge perché è autentica unione.

In queste vacanze ho provato a mostrare come questo rapporto tra il Logos che regge l’intero universo e l’Amore che permea e si distende in ogni particella di esso sia particolarmente importante nelle filosofie dialettiche di tutti i tempi, in special modo nella prospettiva hegeliana.

L’amore così, lungi dall’essere quell’insulsa e astratta forma di unione che vorrebbe una certa rappresentazione sentimentalistica, si manifesta come un incessante dinamismo tra scissione e unione. L’amore è un uno di un due; se non vi fosse una forma di distinzione e pertanto di separazione non si potrebbe amare. Pertanto, proprio perché non si è mai uniti si può essere uniti nell’amore. L’amore è pertanto quella forza che rende possibile l’impossibile, per cui due totalmente distinti, non già nonostante, ma proprio in virtù di codesta distinzione, divengono totalmente e inseparabilmente uniti.

L’amore si mostra così come unità dell’unità e della non unità.

Giorgio Gagliano


d) Le esistenze, anche quelle filosofiche, sono intessute d’amore. Si è voluto trovare in esse una possibile entusiasmante pratica filosofica. Il tentativo di analizzare esistenzialmente il vissuto di Abelardo ed Eloisa, Nietzsche e Andreas-Salome, Jaspers e Mayer ha voluto discriminare il filosofico dal biografico, senza rendere quest’ultimo un mero accidente. I limiti di questi amori fanno emergere rapporti basati su una forma di egoismo, seppur ‘temperato’. L’azzardo è stato allora quello, costellato di tante insidie, di proporre di poter amare se stessi -ma non per se stessi!- per attingere alla sorgente di una trascendenza (per Vito Mancuso è Eros cosmico) che non si mostra veramente se non nel morire.

Salvatore Fricano


e) Nel mondo contemporaneo Eros sembra essere in crisi o addirittura “in agonia”, come afferma il filosofo coreano Byung-Chul Han. Se è vero che Eros si nutre di mistero, di tensione verso l’Altro-da-sé, di sfide ed aporia, ebbene, la mercificazione delle relazioni umane, oggi sottoposte all’imperativo neo-liberista del consumo al dettaglio o dell’investimento sicuro “soddisfatti o rimborsati”, fanno sì che Eros sfugga sempre più dal nostro orizzonte esistenziale. Un “Amore liquido”, come dice Zygmunt Bauman, che rinnega lo sfondo eternizzante del “per sempre” in nome di una “flessibilità”, di una non-contaminazione nella relazione con l’Altro che in nome di una libertà apparente, ci condanna ad una solitudine autoreferenziale e nevrotizzante. La solitudine del cittadino globale. Francesco Dipalo

 

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