Sintesi degli incontri (a cura di Elio Rindone)

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Sintesi delle 3 relazioni presentate da Elio Rindone, Francesco Dipalo, Giorgio Gagliano.

Cavalese (Trento), 21-27 agosto 2015. LA DEMOCRAZIA: REALTÀ O UTOPIA?

Nonostante il crescente degrado dei regimi democratici, non si sono trovate sino a ora forme di governo meno insoddisfacenti, tanto che la democrazia, anche se aumenta la consapevolezza della sua crisi, resta ancora il regime politico che gode del favore della maggioranza dell’opinione pubblica. Ma la democrazia realizzata quanto è lontana da quella ideale?

  1. Si dà comunemente per scontato che la democrazia abbia le sue origini nell’antica Grecia, e in particolare nell’Atene di Pericle descritta nell’opera di Tucidide. Ma se, con l’aiuto degli studi di Luciano Canfora, si leggono con atteggiamento critico i testi, ci si accorge che il termine, usato con valenza dispregiativa dai membri dei ceti privilegiati, allora indicava non il governo di tutto il popolo ma lo strapotere delle classi meno abbienti e che Pericle era ammirato da Tucidide perché era riuscito a creare ad Atene una sorta di principato che godeva del consenso popolare. Riflettendo sull’esperienza di Atene, e ancor più sulla sua politica estera di stampo imperialistico, Tucidide giunge alla conclusione che per natura il potere si basa non sulla giustizia ma sulla forza. Lo studio dell’Atene di Pericle non ha una valenza puramente archeologica ma, al contrario, può essere utile per comprendere la realtà attuale: quella di un potere oligarchico (la finanza internazionale) che si nasconde dietro un’abile retorica democratica (Elio Rindone).
  2. A differenza della democrazia antica quella contemporanea, sviluppatasi tra XIX e XX secolo, è rigorosamente indiretta, ovvero si basa sul principio di rappresentatività. Tale principio si era sviluppato nei due secoli precedenti in seno alla concezione liberal-parlamentare di matrice fondamentalmente anglosassone. Peraltro il termine “democrazia”, oggi divenuto una sorta di mantra spesso accettato acriticamente, fino al XX secolo è stato perlopiù utilizzato in maniera negativa, per connotare un regime in balia delle masse popolari. Una distinzione concettualmente rilevante è quella tra democrazia formale (o procedurale) e democrazia sostanziale. Secondo i sostenitori del primo modello (per es. Hans Kelsen) a connotare democraticamente un regime politico è la giurisprudenza e il rispetto di determinate procedure istituzionali (diritto costituzionale, libere elezioni, ecc.). Per gli altri (per es. Rousseau e la tradizione socialista) la democrazia deve sostanziarsi in un effettivo esercizio del potere da parte del popolo, tramite il suffragio universale, una legge elettorale proporzionale e altri strumenti di democrazia diretta. Altro tema rilevante è quello del demos: cosa intendiamo per popolo? Una mera somma di individui oppure una comunità organica? Nel primo caso, avremo un modello di democrazia liberale e liberista, nel secondo, in linea di massima, un modello di tipo “comunitarista”, basato sul cosiddetto welfare state. Per comprendere la situazione in cui versano ai giorni nostri i regimi democratici occidentali il politologo inglese Colin Crouch ha coniato il termine “postdemocrazia”, con il quale s’intende un regime in cui a fronte di strutture istituzionali ancora formalmente democratiche, ad esercitare il vero potere sono agenzie ed istituzioni non democraticamente elette (consigli di amministrazione di spa, troike, ecc.) che spesso si avvalgono del controllo dei mass-media (Francesco Dipalo).
  3. Dapprima, con l’ausilio della Costruzione della realtà sociale, si sono viste le peculiarità ontologiche della realtà sociale. Secondo Searle, mentre l’ontologia fondamentale è indipendente dalla mente umana, i fatti sociali esistono soltanto se gli uomini accettano collettivamente che esistano. Ne deriva che fonte di ogni status (e di ogni potere) sia quella forma basilare di democrazia chiamata “intenzionalità collettiva”. La seconda parte del mio intervento ha invece riguardato L’arte di non essere governati di Krippendorff, ove l’autore sostiene la praticabilità della democrazia diretta nell’ambito della dimensione urbana. La pericolosa forma di riduzionismo della politica di potenza va poi sostituita con l’esercizio illuministico dello spirito critico, non disgiunto dalla capacità di venerazione verso i grandi uomini del passato. Descrivendo i suoi modelli ideali (da Socrate a Gandhi), l’autore dà particolare rilievo alla musica mozartiana, concepita come la traduzione, nella sfera del sentimento, della concezione illuministica. Infine, la nostra trattazione sulla democrazia ha rispolverato il sempreverde Destra e Sinistra di Bobbio. Nell’epoca della conclamata crisi delle ideologie, diventa fondamentale stabilire se esistano ancora Destra e Sinistra. Sembra ancora legittimo compiere una distinzione assiologica forte, benché, nella prassi, Destra e Sinistra siano divenute pressoché indistinguibili. Se essere di sinistra significa anche cercare di portare a compimento le potenzialità irrealizzate della storia dell’umanità, bisogna agire affinché scenari da “fine della storia” possano rovesciarsi in un mondo più giusto e più vivibile (Giorgio Gagliano).

 

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