Sintesi degli incontri di Leonessa (a cura di Elio Rindone)

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L’indagine sul divino è stata nel corso dei secoli al centro della riflessione umana. Rileggere alcuni dei filosofi che con più impegno si sono interrogati su questo tema, potrebbe essere d’aiuto per le nostre scelte personali.

a)     Ispirandosi al patrimonio mitologico, che considera divino il mondo stesso, i primi filosofi greci hanno elaborato il concetto di una natura autosufficiente da cui tutto deriva, mentre Platone e Aristotele hanno posto il fondamento dell’ordine del mondo in una realtà ideale o in un Motore immobile. I pensatori cristiani, e in particolare Tommaso d’Aquino, hanno cercato di ripensare il Dio personale e passionale della Bibbia attraverso le categorie aristoteliche. Anche chi ritiene valida la dimostrazione tomista dell’esistenza di una causa prima, deve però chiedersi se il Dio dei filosofi ha molto a che fare con quello della religione. Forse ‘Dio’ è un termine proprio non dell’indagine razionale ma dell’esperienza religiosa, sempre tuttavia bisognosa di sottoporsi a un vaglio critico per non cadere nella trappola dell’antropomorfismo (Elio Rindone).

b)     Nell’età moderna il tema della ricerca di Dio è stato al centro dell’interesse degli scienziati, che intendevano fondare su basi assolute la ‘verità’ sulla natura e sull’uomo. Va ricordato che all’epoca non c’era alcuna distinzione tra ricerca filosofica e ricerca scientifica, perché l’obiettivo era comune: elaborare metodi di conoscenza che dessero risultati concreti, in qualsiasi campo, metafisica compresa. Torna quindi in campo il problema dell’essere, nel tentativo di spiegare come sia possibile il male se il Tutto è fondato su una presenza assoluta e divina, al di fuori del tempo e dello spazio. Le soluzioni sono diverse, ma per lo più negano che quello che chiamiamo male sia davvero tale dal punto di vista del suo essere. Quanto al problema del nulla, e della negazione come elemento determinante per l’identità di qualsiasi ente (l’essere di qualcosa è definibile rispetto a ciò che l’ente è, ma anche, e necessariamente, a ciò che non è), è teoria comune che a fondamento di tutto ci sia l’essere, non il nulla da cui l’essere sarebbe derivato (Mario Trombino).

c)     La contemporaneità si apre con l’annuncio nietzschiano della morte di Dio. La morte di Dio è metafora di uno sconvolgimento radicale rispetto alla concezione metafisica antica e moderna: con il Dio della tradizione filosofica occidentale viene messo in discussione lo stesso concetto di Essere parmenideo, così come era stato pensato dai grandi del passato. L’asse del pensiero filosofico si sposta sempre più dall’oggetto, dalla realtà in sé, al soggetto pensante. Dio diventa così un prodotto dell’uomo, che in esso aliena parte della sua essenza, in termini spirituali e filantropici (Feuerbach), economico-sociali (Marx) o psicologici (Freud). Con il Novecento si avvia un processo di ripensamento del “divino” basato su nuovi presupposti metafisici, in particolare di tipo esistenzialistico. A un’idea forte, dogmatica ed esclusiva di Dio si sostituisce un’idea più debole, aperta, accogliente, preludio di quel possibile e auspicabile ecumenismo mondiale che anima l’odierno dialogo interreligioso, a cavallo tra Occidente e Oriente. Tanti sono i nomi di Dio. L’importante, come si augurava Heidegger, è recuperare il senso del sacro e la capacità di assumersi personalmente la responsabilità di una coerente ortoprassi, al di là di ogni forma di ortodossia (Francesco Dipalo).

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