Guido Martinoli: A bocce ferme

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Carissimi, come vi ho già manifestato, sono rimasto moderatamente deluso dei contenuti emersi a Pescasseroli.

Mi aspettavo e speravo che l’obiettivo di “noi filosofi” fosse sempre e solo la verità, il senso e che anche il sesso fosse funzionale e utilizzabile in quella direzione. Invece ho scoperto mio malgrado che è stato percepito esso stesso come il fine dell’uomo (compreso i filosofici), alla faccia delle angosce esistenziali e dell’ontologia. Come se l’orgasmo che cerchiamo fosse semplicemente quello genitale (come i bufali) e non quello intellettuale o al limite mistico ed estatico. Come se l’errore dei riminesi fosse semplicemente quello di dedicarsi solo al gossip cartaceo anziché fare “il salto di qualità” e corteggiare qualcuno per poi scoparci insieme, come mi pare rivendichi lo stesso (misero e consumista) Marcuse.
Come se non ci fosse altro che il sesso. Quando poi il sesso è percepito come forza onnicomprensiva e soffocante (Freud) o come banale strumento di potere (Foucault), la delusione cede allo sconforto. Infine, niente m’è parso più aberrante del concepire addirittura l’intelligenza, la creatività e il talento mentale dell’altra/o come mero, esaustivo e volgare eccitante sessuale. Siamo davanti all’estremo paradosso, che demolisce ogni speranza di conoscenza, degradando il sapere a osceno e assurdo strumento di conquista “genitale” e non già a quello per cui il genio smania e s’angoscia, che come ripeto più volte è il freddo, ovvio, ineliminabile, necessario, doveroso, insostituibile “capire tutto”.

Vostro Guido

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