Sintesi degli interventi a Camerata Cornello

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Riceviamo da Elio Rindone una preziosa sintesi degli interventi dei relatori durante la settimana filosofica di fine agosto, a Camerata Cornello. Le sintesi sono curate dagli stessi relatori.
La felicità è stata concepita nel corso dei secoli nelle maniere più diverse. Rileggere alcuni dei filosofi che con più impegno si sono interrogati su questo tema potrebbe essere d’aiuto per le nostre scelte personali.

 

a) Platone ritiene che la felicità sia possibile nell’aldilà all’anima immortale che in questo mondo ha ordinato secondo ragione la propria vita e quella della città. Aristotele attribuisce la felicità, in un orizzonte terreno, anzitutto all’intellettuale dedito alla contemplazione e secondariamente all’uomo che si realizza sul piano delle virtù pratiche. La Bibbia, invece, vede la realizzazione del progetto di Dio nella possibilità data a tutti, mediante un atteggiamento di condivisione, di avere una vita degna in questo mondo. Il medioevo vuole una felicità per tutti ma la ripone, con Tommaso, nella visione beatifica possibile nell’aldilà (Elio Rindone).

 

b) Spinoza vede la felicità come inserimento consapevole nella totalità dell’essere, dotato di senso e di valore intrinseco. Nietzsche, che interpreta l’essere come privo di senso e di valore, ritiene che la felicità consista nel conferire senso e valore  a ogni attimo (al punto da desiderare di riviverlo eternamente). Con Russell siamo, infine, fuori dagli orizzonti ontologici ‘forti’: la felicità accade, come un dono imprevisto, a quanti sanno uscire dall’intimismo individualistico, aprirsi a interessi svariati e relazionarsi cordialmente con gli altri (Augusto Cavadi)

 


 

c) Lucrezio, Spinoza, Nietzsche, Russell: su alcuni degli autori evocati nel corso dei seminari, si è tornati in quattro incontri serali, offrendo dei testi originali degli autori e suggerendo varie modalità di esercitazione pratica su di essi. E’ stata un’efficace esemplificazione di alcuni degli esercizi spirituali filosofici di cui ha trattato ai nostri giorni lo storico francese Pierre Hadot, convinto che la filosofia  – senza cessare d’essere un’attività intellettuale rigorosa – debba diventare anche un atteggiamento interiore e uno stile di vita sociale (Simona Landolfi).

 


Commento di Simona

E noi, epigoni di questi grandi precursori – che ci ispirano e compongono con i loro pensieri le nostre anime -, ma anche figli del nostro tempo opaco, che intendiamo per felicità?
A Camerata Cornello ho vissuto un’esperienza comunitaria di sincerità, condivisione, partecipazione, che mi ha fatto desiderare intensamente ogni incontro e mi ha reso un poco triste al momento dei saluti.
Non mi accadeva da anni di ripensare alla poesia di Bianca Garufi che ho ricordato all’improvviso la sera delle letture.
E per la prima volta ho sentito quelle parole ricolme della grazia semplice di tribolate, e sempre nuove, aurore.
Un indizio di felicità?
«Nel mio paese c’è freddo profondo
gelide forze scatenate, abissi.
Fiorito da un naufragio,
solo un relitto
orna la mia dimora».

 

 

1 commento

  1. Quando il divino si umanizza supera ogni misura, si entra nell’eterno, ….si diventa eterni: un respiro che si palpa. Gli dei invidiano questa eternità dei mortali; e nulla possono, prigionieri, come sono, della loro insensata eternità.

    Camerata di Cornello!

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