Sintesi degli incontri di Macugnaga (a cura di Elio Rindone)

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Non si filosofa mai fuori da un contesto storico-sociale concreto. La filosofia deve dunque rapportarsi, consapevolmente, con i poteri (istituzionali ed anche ‘di fatto’) che ne condizionano, talora pesantemente, l’esercizio.

a) Roghi di libri, censure e persino condanne alla pena capitale per gli intellettuali che con le loro idee creavano problemi al potere: una lunga storia di violenze che dall’Egitto dei Faraoni arriva sino a oggi. Fare memoria di chi è stato perseguitato perché rifiutava i vantaggi del silenzio e del conformismo offre una base sperimentale alla riflessione sul rapporto conflittuale tra potere e libero pensiero. (Elio Rindone)

b) Che rapporto c’è tra potere e verità? Ha senso invocare la giustizia contro chi esercita il potere a proprio vantaggio? Tucidide, presentandoci la triste vicenda dei Melii alle prese con gli arroganti Ateniesi, sembrerebbe escluderlo. Così pure Trasimaco (in Platone), Machiavelli, Nietzsche. La giustizia è, dunque, davvero solo l’utile del più forte? Invocarla sarebbe un cedere a un’illusione o, peggio, a un’ideologia? Eppure in Kant, Socrate e Platone, si possono trovare ragioni molto serie per amare più la verità del potere, al punto da mettere a rischio, se necessario, la propria vita. Ma, la cosa più importante, la questione può essere sempre di nuovo ridiscussa, riesaminata, come se fosse la prima volta, in un dialogo franco tra amici, una pratica filosofica in cui testi ed autori siano presi sempre solo come suggestioni, mai come autorità. (Giorgio Giacometti)

c) «Potere» è capacità di fare, che può diventare «potestà» sugli altri. L’ambivalenza  costitutiva degli esseri umani, una specie di mammiferi che non ha sviluppato limiti alla propria capacità operativa. La paura della morte come piedistallo della potestà e del suo limite sempre incombente. Il fascino della massa, in cui si realizza la perfetta eguaglianza e comunanza, come una promessa di eternità. Il corpo, ineludibile limite e sostanza di ognuno, luogo su cui si esercita la potestà, ma anche luogo di apertura al «noi». Proprio nel corpo può fondarsi il rifiuto della servitù volontaria. (Alberto Giovanni Biuso)

d) La filosofia, pur essendo di diritto una attività autonoma, di fatto incrocia la politica: sia quando viene intesa nel senso più debole come ‘arte retorica’ sia quando viene concepita come produttrice di strumenti ideologici sia, ancor di più, quando esercita una funzione critica nei confronti dei poteri. Questa valenza politica della filosofia in generale è accentuata dalla prospettiva della filosofia-in-pratica (di ispirazione achenbachiana) che, risvegliando le capacità riflessive dei non-filosofi, può costituire una risorsa preziosa per la vita democratica (Augusto Cavadi).

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