Il ghigno

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«Egli era allora, come oggi, il tipo concentrato del piccolo borghese italiano, rabbioso, feroce, impasto di tutti i delitti lasciati sul suolo nazionale da vari secoli di dominazione degli stranieri e dei preti».
Così scriveva Antonio Gramsci su Ordine Nuovo del 15 marzo 1924. Si riferiva a Benito Mussolini ma la rabbia, il ghigno, la miseria umana, l'impasto dei delitti contro la libertà e la dignità dello stare al mondo, valgono assai più oggi che allora. Ottant'anni trascorsi invano. A conferma che nella storia non si dà progresso e che aveva ragione Étienne de La Boétie sulla «servitù volontaria» alla quale individui e masse si consegnano.

2 Commenti

  1. Alberto ci sollecita un parallelo fra ieri e oggi per cogliere – mi sembra – una sostanziale identità di forme della tirannide e della miseria umana al potere. I nostri "potenti" d'adesso non sono così diversi dai potenti di ottant'anni fa, e oltre. Anzi, sono essi stessi un "concentrato" dei vizi di un intero popolo.

    Sono d'accordo con te, Alberto. Dell'essere umano non si dà vero progresso. Russell – assieme a tanti altri – ha detto che sostanzialmente non abbiamo superato gli antichi in profondità nelle questioni morali.
    Questo sollecita diverse riflessioni (oltre a una veloce ricerca per sapere – ahimè, l'ignoranza –   chi era Etienne de La Boétie!!) e desidero presentarne almeno una:
    l'individuo libero, ovvero quello che non si vuol sottomettere al viscidume del potere, è più vicino alla natura dell'uomo? E', questi, un individuo che vuol essere libero? Gli anarchici direbbero senz'altro sì! Mi sembra una posizione ottimistica, che generalizza l'essere umano, a livello ontologico, considerandolo fatto per la libertà.
    Eppure, la realtà storica è sempre lì davanti: l'uomo più facilmente ama sottomettersi. Per paura, per mancanza di convinzioni, forse anche per natura!! Gustave Le Bon mi sembra che abbia utilizzato parole definitive sull'avvento delle masse e sulla forza della folla.
    Alberto, penso che anche tu convenga che viviamo in una società in cui esiste la folla, non l'individuo. Chiunque di noi avverte di essere avviluppato in una rete, sadica e solo a volte seducente, infinitamente più grande delle possibilità di ribellione di un singolo.
    Berlusconi, Mussolini, Cesare e così via. L'individuo osserva. La folla sola agisce. E niente cambia. Niente può cambiare. Difatti, siamo d'accordo, non c'è progresso.

  2.  
    Caro Salvatore, ti ringrazio per il commento, come sempre equilibrato e puntuale.
    Certo, un po' di ottimismo c'è, soprattutto nel fondamento anarchico delle mie riflessioni, e tu lo hai ben colto ma penso ti sia anche chiaro il mio completo disincanto sulla storia e sugli umani. Io credo che dobbiamo comprendere senza alibi, infingimenti o paure ciò che è e che accade -che spesso è appunto l'orrore- ma questo non deve impedirci l'azione, tutta l'azione che possiamo agire.
    E infatti la prima cosa che ho fatto appena ho potuto è stato spedire la mail che si trova qui sotto e che avevo ricevuto da Elio. Chi vuole può fare la stessa cosa. Un segnale piccolo ma sempre significativo.
     
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    Ho appena inviato la seguente e-mail al Presidente della Repubblica. Se ritenete, fate lo stesso: inondiamo il Quirinale di e-mail, uno tsunami di e-mail, lettere, cartoline, telegrammi, piccioni viaggiatori, mosche cocchiere, tutto ciò che occorre perché si veda e si senta lo sdegno di tutti noi. Paolo Farinella, prete
    —————-
    Al Sig. Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano Palazzo del Quirinale 00100 Roma
    Via e-mail: presidenza.repubblica@quirinale.it
     
    Sig. Presidente,
    Con orrore prendiamo atto che il parlamento, chiuso da settimane per irresponsabilità del governo, riprende freneticamente l’attività per porre rimedio alla sentenza della Consulta che, bocciando il «lodo Alfano» (che pure Lei aveva firmato), ha dichiarato l’uguaglianza assoluta tra tutti i cittadini, compreso il presidente del consiglio dei ministri.
    Il governo, la maggioranza, il parlamento e il Paese sono bloccati sulle vicende giudiziarie del presidente del consiglio che continua a pretendere leggi su misura per salvarsi dai processi dove è inquisito di reati gravissimi per i quali alcuni suoi complici sono stati condannati definitivamente (Previti) o in primo grado (Mills). La pretesa di leggi su misura viene fatta in pubblico, alla luce del sole, nella certezza dell’impunità assoluta, anche a costo di annullare migliaia e migliaia di processi gravissimi (Parmalat, Cirio, Antonveneta, Eternit, rifiuti a Napoli, ecc.), lasciando centinaia di migliaia di cittadini vittime di ingiustizia senza risposte, senza risarcimenti, senza una sentenza con attribuzione di responsabilità.
    Sig. Presidente, il Paese è stufo di questo andazzo e in molti siamo pronti alla rivoluzione perché non possiamo tollerare più che le nefandezze di un uomo che si è servito sempre dello Stato distruggano lo Stato stesso per salvare lui e mettere al sicuro il suo patrimonio, frutto di evasione fiscale, riciclaggio, falso in bilancio e corruzione. Non tolleriamo più che un sistema mafioso condizioni lo stato di diritto e calpesti la dignità e la laboriosa onestà della maggior parte delle cittadine e cittadini che hanno sempre avuto il sommo rispetto per la Legalità, anche contro i propri interessi pratici. Sig. Presidente, lei è l’ultimo baluardo del Diritto, il garante supremo della Carta Costituzionale, il rappresentante della unità nazionale. A nome di migliaia di persone oneste, la supplico di non fermarsi alla pura forma dei suoi compiti, ma di fare tutto il necessario perché il governo e il parlamento tornino ad essere esempio specchiato di trasparenza di vita, di legalità e di esempio morale. Non diventi, anche indirettamente, complice di norme e leggi improvvisate sulle necessità e sui tempi del presidente del consiglio, anche se mascherate con qualche pennellata di «esigenza generale» perché lei sa che così non è. Noi vogliamo che il sig. Berlusconi Silvio si sottoponga la giudizio dei tribunali della Repubblica, come un qualsiasi cittadino. Sig. Presidente stia dalla parte dei cittadini onesti, del Diritto e della Dignità dell’Italia che in questo momento è mortificata proprio da quel governo che dovrebbe condurla fuori dalla crisi economica e sociale e invece la sta infognando e annegando nella melma dell’indecenza. Se necessario, sciolga le Camere per ingovernabilità mafiosa.
    Con flebile speranza,
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