Sintesi degli incontri di Lavarone (a cura di Elio Rindone)

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Chi si interroga spassionatamente sull’uomo non può non imbattersi nella dimensione del ‘sacro’: analizzarla criticamente vuol dire tanto valorizzarne le eventuali valenze positive quanto prevenirne le eventuali ricadute negative.

a) Il termine ‘sacro’ viene comunemente usato per designare una realtà dotata di senso, che appare degna di assoluto rispetto e venerazione. L’esperienza del sacro, custodita in passato dalle grandi religioni, entra in crisi nella cultura post-moderna: l’uomo non percepisce più il carattere sacro della realtà e non ha più difesa contro il rischio del caos e l’angoscia del nulla questo punto si presentano due possibilità: rinunciare a ogni ricerca di senso, considerando il non-senso l’ultima parola dell’avventure umana o porsi in ascolto delle voci del passato, reinterpretandole in maniera critica. (Elio Rindone)

b) Una riflessione originale e penetrante sul ‘sacro’ è stata offerta negli ultimi decenni da Renè Girard: a suo parere il ‘sacro’ è ‘violenza’ (nel doppio senso che nasce da un gesto violento primordiale  e serve a canalizzare la conseguente violenza collettiva). A suo parere tutte le religioni sono contrassegnate da questa impronta violenta, tranne il cristianesimo che – infatti –  sarebbe stata una ‘non religione’ se fosse rimasta allo stato fluido originario del vangelo. Per quanto acuta, la teoria di Girard può essere, comunque, oggetto di critiche su alcuni passaggi rilevanti (Augusto Cavadi).

c) Nel mondo pagano la molteplicità degli dèi si coniuga alla unità monistica del cosmo, nella quale convergono identità e differenza, singolarità e pluralità, maschio e femmina, vita e morte, senso e significato, somatico e psichico. Il paganesimo costituisce dunque, nella varietà delle sue espressioni storiche che vanno dall’Oriente e dal Mediterraneo antichi sino ai politeismi polinesiani e africani, una forma nella quale l’umano esplica propria tensione verso l’intero, prima di ogni dualismo e oltre ogni speranza. Il paganesimo è meno di una religione perché non possiede dogmatiche, caste sacerdotali e aspirazioni alla trascendenza; è più di una religione poiché costituisce un integrale stile di esistenza radicato nella corporeità gloriosa delle statue e degli idoli, nella ricchezza delle relazioni e dei conflitti, nella benedizione del tempo. Di questo tempo e non dell’eterno. La grandezza del paganesimo sta nel sapere e non nello sperare. Lo spazio del sacro e del simbolo è l’ambito nel quale l’umano esplica le proprie esigenze più fonde, le speranze assolute, le forme delle culture e delle comunità, la potenza dei sentimenti, l’edificazione delle arti e delle filosofie, la sfera del senso. L’umano è un dispositivo sacro é non vive di solo pane e per riuscire letteralmente a muoversi, agire, prendere la costante serie di decisioni che intesse la vita, ha bisogno di trovare un significato –un qualsiasi significato- al tempo che è e che le cose da sole non hanno. E i significati sono molteplici, differenti, nomadi. Non sono mai monoteistici. (Alberto Giovanni Biuso)

d) Nell’opinione comune la Bibbia è un libro ‘sacro’; ma proprio se lo consideriamo tale, tendiamo a relegarlo in una nicchia inaccessibile e tutto sommato lo imbalsamiamo. Esso è invece un libro ‘laico’ che, se mai, parla di ‘santità’: cioè di come orientare la propria esistenza mondana alla luce di un Dio che ama gli uomini e le donne in maniera umana, li interpella e da essi attende una risposta libera e creatrice.(Lidia Maggi)

e) Interrogarsi sul ‘sacro’ oggi non può prescindere dall’analisi della ‘secolarizzazione’ intesa come graduale, ma inarrestabile, ‘disincanto’ del mondo. Davanti a questa ‘laicizzazione’ le comunità cristiane possono assumere atteggiamenti ben differenti: o di nostalgico rimpianto per la ‘cristianità’ medievale o, alla scuola di Bonhoeffer, di rallegramenti per un mondo diventato finalmente ‘adulto’ e in grado di vivere una fede finalmente liberata dalla ‘religione’. (Angelo Reginato)

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