2003 – Norcia

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Il tempo e la storia

Relatori Augusto Cavadi, Elio Rindone, Mario Trombino, Alberto Giovanni Biuso
Interlocutori invitati
Sintesi degli interventi(a cura di Elio Rindone) La vita umana, protesa alla ricerca della felicità, è minacciata dall’esperienza del dolore e del fallimento. Come allora non interrogarsi sul senso dell’avventura umana, radicalmente segnata dalla temporalità? È possibile definire il tempo? Ed è possibile pensare la storia nella sua globalità o bisogna considerarla come una serie di eventi retti dal caso e/o dalla necessità?a) La cultura greca ha definito con Aristotele il tempo come una proprietà, percepita dallacoscienza, di ciò che diviene e ha concepito la storia come un eterno ritorno, negando la possibilità di radicali cambiamenti, con la parziale eccezione di Platone, che elabora un progetto utopico. La Bibbia pone l’accento sul kairòs, sul tempo propizio per realizzare un mondo giusto e fraterno. La tradizione cristiana ha elaborato con Agostino, che definisce il tempo una dilatazione dell’anima, una teologia della storia dallo svolgimento lineare, che promette a una piccola parte dell’umanità una salvezza eterna, con una conseguente svalutazione dell’impegno terreno (Elio Rindone).

b) La tradizione moderna ha ridefinito la nozione di tempo da un punto di vista scientifico, nel corso della grande rivoluzione scientifica del ‘600, nel contesto della ridefinizione di tutti i concetti della fisica classica. Su questo punto un’importante indagine, che ha avuto molta influenza sul pensiero successivo, è svolta da Kant. La tradizione moderna ha poi anche ridefinito la nozione di tempo storico sia nel corso del Rinascimento – con la nozione di modernità contrapposta all’antichità e ad una età di mezzo, il Medioevo – sia nel corso dell’illuminismo, con Vico e la visione scientifica della storia. Una terza via di indagine riguarda il rapporto tra il tempo e l’eterno, rapporto che viene drasticamente ridefinito rispetto alla tradizione cristiano-medioevale, soprattutto dai filosofi che pongono al centro della loro riflessione la nozione di assoluto, come Spinoza ed Hegel (Mario Trombino).

c) Tempo e antropologia sono profondamente legati poiché la temporalità è la dimensione di fondo che ci costituisce. Gli umani non hanno tempo ma sono tempo vissuto. I loro corpi e le loro menti conservano memoria degli eventi, sono costantemente rivolti (intenzionati) verso il futuro, vivono nel presente la loro finitudine. Il tempo-durata di Bergson, l’eterno ritorno dell’identico di Nietzsche, l’avvenire-avente-cura di Heidegger rappresentano diverse ipotesi sulla natura enigmatica e potente della temporalità. Nel suo romanzo, Proust descrive con estrema efficacia la realtà umana come unione di corporeità, autocoscienza e temporalità, come “tempo incorporato” (Alberto Giovanni Biuso).

Luogo Norcia, in provincia di Perugia, Umbria
Periodo 21 – 28 Agosto 2003

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